LA VIA FRANCIGENA NEL SUD
IL CAMMINO PER ROMA DAL CONFINE SUD DEL LAZIO ovvero LA VIA FRANCIGENA LUNGO L’APPIA.

L’Appia, la strada romana dal IV secolo a. C. fu detta la “Regina Viarum”. A ragione perché era forse la prima strada in Europa costruita con criteri di alta ingegneria, tanto da durare in servizio in certi tratti fino ai giorni nostri. Il tratto dal confine sud del Lazio (e cioè dalla riva del fiume Garigliano)a Roma ha un patrimonio inestimabile di spiritualità, oltre che di bellezze naturali e architettoniche. Spiritualità per ché la Vaia è citata negli “Atti degli Apostoli” L’Apostolo Paolo la percorse e molto probabilmente anche S. Pietro. Secondo i Vangeli Apocrifi sull’Appia Nostro Signore GesùCristo apparve a S. Pietro in procinto di lasciare Roma. Egli qui pronunciò la celebre frase “Domine, quo vadis?” Si entra nel Lazio dalla Campania passando il fiume Garigliano. Il passaggio avviene su una chiatta tirata da una riva all’altra da una fune alla cosiddetta “scafa” di Suio nel Comune di Castelforte. La scafa fu protetta per lunghi secoli da una fortezza con simboli templari sull’ irta roccia di Suio Alta che sovrasta la “scafa”. Si arriva subito alla chiesa di S. Maria in Pensulis, quasi in rovina ma costruita su un basamento di una villa romana. Essa mostra ancora un marmo con una croce templare. Si continua verso Minturno con il bellissimo duomo titolato a S. Pietro. Poi s’arriva a Minturnae, che ha i resti di un’ intera antica città romana. Proseguendo lungo le rive del mare, si cammina sulla spiaggia e in parte sulle coste rocciose del Monte d’Oro, sempre in vista dell’ Appia oggi diventata una strada nazionale di gran traffico. Il prossimo arrivo è a Formia, dove occorre visitare l’antica chiesa di Sant’Erasmo. Si può avere ospitalità dalle Suore Salesiane dell’Istituto don Smaldone. Gaeta ha un duomo che è una delle più belle chiese della provincia. Ha una storia gloriosa come fortezza e per la sua marineria fiorente anche ai tempi delle Crociate oltre che per i suoi imponenti resti romani. Attraverso Itri con il suo poderoso castello e con un lungo tratto di autentica strada romana, si arriva a Fondi. E’ una cittadina che conserva l’antica pianta quadrata romana, ma ha chiese che risalgono al suo splendido passato medievale. Fu sede della proclamazione nel 1300 di un antipapa che provocò uno scisma di quasi 30 anni della Chiesa. La sua gloria è anche il convento di S. Domenico dove S. Tommaso d’Aquino insegnò. Il Santo, detto Doctor Angelicus, infatti nacque non lontano e morì nella vicina Abbazia di Fossanova. Proseguendo si arriva alla benedettina Abbazia di S. Magno, uno splendido recente restauro con le sue tre chiese su 3 piani diversi, la più bassa dell’epoca romana, la più alta e grande rinascimentale. Qui si offre anche ospitalità ai pellegrini. Si sale sui Monti Ausoni per arrivare al tempio romano di Giove Anxur che sovrasta Terracina. Scesi , siamo nella cittadina di antica storia con il duomo antico. L’ospitalità è offerta dall’Istituto don Orione in centro città. Da lì si prosegue per Fossanova, e la sua splendida Abbazia cistercense, in puro stile gotico-romano. Nel borgo che la circonda tutto è mantenuto come un tempo, dalla Foresteria, all’ Infermeria, alle scuderie e all’interno dell’Abbazia, allo Scriptorium, al refettorio e alla stanza dove S. Tommaso morì. Priverno è la prossima tappa dove occorre visitare l’antica chiesa di S. Benedetto, già proprietà dell’Abbazia, e il Duomo. A Sezze, paese in montagna, il duomo cistercense si affaccia su una piazza con una splendida veduta dall’alto. Qui l’associazione di pellegrinaggio “Gruppo dei Dodici” ha avuto il permesso dal rettore d’ installare una grande tabella con la preghiera di S. Francesco “Cantico delle creature”. Ormai è tradizione dei pellegrini di recitare la poesia, mentre si guarda lo splendido panorama. Si prosegue per Bassiano. ottimamente conservato con le sue mura ed i suoi bastioni, poco oltre c’è l’Eremo del Crocifisso, il più toccante monumento di spiritualità del cammino. Un grande grotta usata per secoli da religiosi eremiti, taluni dicono i “poverelli”, altri i templari. Gli affreschi nella grotta testimoniano la fede degli abitatori e la loro vicinanza a Dio con la lontananza dagli uomini. Sermoneta è forse la più bella cittadina del percorso. Ha un bel ostello, molto economico. Splendido il Castello Caetani sulla sommità della collina e le numerose antiche chiese.

A Cori abbiamo due splendidi esempi di pittura rinascimentale nella Cappella dell’Annunziata e nella Chiesa di Sant’Oliva, ambedue con interi cicli pittorici. Si continua per Giulianello con il suo romantico piccolo lago e poi si entra in Velletri. La Cattedrale di S. Clemente risale al IV secolo dopo C. ed è il più bello fra gli antichi monumenti della città. Ma non si può mancare di visitare il museo con la siciliana Croce Veliterna donata alla Cattedrale nel 1256. Il prosieguo del cammino è tutto nei boschi e sulle rive di ben due laghi, fra cui l’ attraversamento delle due bellissime cittadine di Nemi e di Castelgandolfo. Si arriva così a Frattocchie, dov’ è l’’inizio del tratto conservato della Via Appia Antica che porta a Roma con un susseguirsi di monumenti intervallati da pini marittimi secolari. I più famosi monumenti della via,,oltre alla tomba di Cecilia Metella sono le Catacombe di S. Sebastiano e di S. Callisto, che riportano al primi secoli della nostra religione. Passata la chiesetta cosiddetta del “Domine, quo vadis” (episodio riportato nei Vangeli apocrifi) si arriva alla Porta S. Sebastiano, per cui possiamo dire di essere in città. Sulla Porta è inciso l’arcangelo S. Michele , ritratto in quel luogo perché lì furono sconfitte nel 1327 le truppe angioine e fu salvata la città per intercessione del Santo. Il “Gruppo dei Dodici” ha riprodotto questa incisione su 15 piastrelle che ha affisso lungo tutto il cammino affinché i pellegrini sentano la presenza dell’Arcangelo, loro protettore, mentre avanzano verso Roma. Ormai la meta finale è vicina. Il pellegrino dopo il lungo percorso raggiunge il suo premio: è arrivato “Ad Limina Petri”.
Un’ aggiunta: La via Appia è citata negli “Atti degli Apostoli” per due soste che vi fece l’apostolo Paolo nel suo viaggio verso Roma. Purtroppo nei secoli medievali e fin al tardo 1700 la pianura pontina fu trasformata in una palude, per cui i pellegrini percorrevano un’alternativa , e cioè l’Appia Pedemontana molto più vicina all’itinerario da noi raccomandato. Tuttavia la spiritualità della Via usata da S. Paolo e molto probabilmente da S. Pietro ancora caratterizza le strade pontine.
Alberto Alberti
11 dicembre 2011