San Pietro accoglie nello stupore

Per capire che cosa significhi giungere pellegrini a San Pietro, oggi, occorre trovare la capacità di mettersi nei panni del fedele o del viaggiatore che da qualche parte del mondo cristiano viene a Roma per la prima volta. E cogliere l’emozionante stupore che gli tocca l’anima.

San Pietro è anzitutto la più importante piazza della cristianità. Gran parte del suo fascino architettonico è dovuto all’intervento di Bernini (1656-57) che creò il grande ellisse largo 240 metri circondato dallo splendido colonnato a quattro file costituito da 284 colonne e 88 pilastri. Al centro è l’obelisco Vaticano, proveniente da Alessandria d’Egitto, che Caligola pose nel cosiddetto Circo di Nerone (37 a.C.). Le due fontane laterali sono di Carlo Maderno (1613) e Carlo Fontana (1677).

E varcata la soglia, lo stupore continua con oltre 20.000 metri quadri di marmi policromi, di sculture e di sepolcri sontuosi. La Basilica è il frutto di oltre 120 anni di lavori: iniziata nel 1506 sotto Papa Giulio II, fu portata a termine nel 1626 con Papa Urbano VIII. In quel lungo periodo molti sono gli architetti e gli artisti che si succedettero seguendone i lavori, Bramante, Raffaello, Antonio da Sangallo il Giovane, Peruzzi, Michelangelo, Giacomo della Porta e Maderno. Con il trionfo del Baldacchino di bronzo di Gian Lorenzo Bernini, oltre il quale si scorge la Gloria della Cattedra.

San Pietro è la più grande delle quattro basiliche patriarcali della Città eterna, ma è anche il centro del cattolicesimo nel mondo. L’imperatore romano Costantino la fece costruire dopo l’editto di Milano nel 313 dopo Cristo, che liberalizzò il cristianesimo, sul luogo in cui sorgeva la necropoli in cui è sepolto l’apostolo Pietro: un’area cimiteriale pagana sotterranea, sviluppatasi tra fine del I e il IV secolo d.C., con sepolcri allineati lungo una piccola strada, ciascuno appartenente ad una famiglia, il cui nome è ricordato dalla lapide dedicatoria sopra la porta d’ingresso.

In corrispondenza del soprastante baldacchino di Bernini, si trova la Tomba di Pietro: un’umile fossa scavata alle pendici del colle, intorno alla quale, nel II secolo d.C., fu eretta una piccola edicola, detta ”di Gaio”, che indicava il punto in cui erano conservate le spoglie del santo.

La necropoli vaticana

Quando nel IV secolo l’imperatore Costantino costruì la Basilica, volle che il piano dell’abside poggiasse proprio sopra la tomba dell’apostolo. E per portare allo stesso livello anche la navata coprì di terra tutte le tombe che da quella di Pietro si susseguivano in leggera discesa in direzione del fiume Tevere. Nel Cinquecento, al posto della basilica costantiniana e a un livello più alto fu costruita una nuova basilica più grande, l’attuale. In ogni caso, per sedici secoli nessuno scavò sotto il pavimento della basilica.

Fu Pio XII, nel 1939, a dare il via all’esplorazione archeologica. E in pochi anni furono riportate alla luce non solo la tomba di Pietro, sotto l’altare maggiore della basilica, ma anche altre 22 tombe allineate lungo l’antica stradina, per un tratto di circa 70 metri, una decina di metri al di sotto della navata centrale della chiesa.

Nel 1998 le autorità vaticane ordinarono il restauro e la valorizzazione della necropoli scavata sotto la basilica di San Pietro. L’ultima delle tombe restaurate è la più grande e sontuosa tra quelle tornate alla luce: fu edificata poco dopo la metà del II secolo, quando l’imperatore era Marco Aurelio, da un’importante famiglia romana, quella dei Valerii. Oltre alle statue di membri della famiglia, di filosofi e di divinità, spiccano la testa leggiadra di una fanciulla e quella in stucco dorato di un bambino col caratteristico ciuffo di Iside.

Le 22 tombe della necropoli sono quasi tutte pagane, con tracce di culti orientali. L’unica interamente cristiana è quella dei Iulii. Nella sua volta risplende un meraviglioso mosaico che raffigura Cristo come Sole ed Apollo, mentre ascende al cielo su una quadriga di cavalli bianchi, reggendo il globo terrestre nella mano sinistra. Alle pareti, si distinguono le immagini del Buon Pastore, di Giona inghiottito dal mostro marino e di un pescatore – allusivo a San Pietro – che getta tra le onde l’amo al quale un pesce abbocca mentre un altro fugge, simbolo delle anime che possono accogliere o rifiutare la salvezza.

Ciò che più impressiona del sepolcreto è che è quasi intatto: è oggi com’era poco prima che Costantino lo interrasse. Percorrendolo, si ricalcano i passi degli antichi cittadini di Roma, ma anche di quei pellegrini che si recavano a pregare alla tomba dell’apostolo Pietro fin dalla notte dei tempi.
L’emozione rivive in ogni singolo mattone, marmo, statua, scritta e decorazione di questa antica strada tra le tombe, fino al luogo della sepoltura del pescatore di Galilea divenuto apostolo di Cristo.