La “tradizione Petrina” in Italia

Molto si conosce dei viaggi e delle tappe dell’apostolo Paolo, mentre minori notizie abbiamo riguardo agli spostamenti del principe degli apostoli, Pietro. Sappiamo certamente che viaggiò molto per diffondere il Vangelo, a cominciare dalla Giudea e dalla Samaria. Negli Atti degli Apostoli, Pietro è ricordato – oltre che a Gerusalemme – a Lidda, Joppe e Cesarea. Nella sua prima Lettera, Pietro si rivolge ai “fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia” (1Pt 1,1), segno che ha conosciuto gli abitanti di questi luoghi.

Secondo la “tradizione petrina“, l’apostolo non solo raggiunse l’Italia, ma visse l’ultimo ventennio della sua vita nella capitale dell’Impero; dopo il martirio fu sepolto sul Colle Vaticano, e tuttora le sue ossa riposano nella cripta dei papi sottostante la basilica di San Pietro.  C’è però una certa difficoltà a ricostruire con esattezza i viaggi petrini e a stabilirne le soste.

Tra gli scritti cosiddetti pseudo-clementini (preziosa fonte per gli studiosi dei primi secoli), composti poco dopo il 200 d.C., vi è un’opera denominata Viaggi di Pietro, che era stata adottata dai giudei ebioniti (gli ebioniti credevano sia nell’ebraismo sia in Gesù come Messia, atteggiamento ancora oggi presente tra le migliaia di ebrei messianici d’Israele): è da questo testo che fu attinta l’immagine della chiesa come “barca di Pietro” – che è anche il LOGO di Ad Limina Petri – perché l’apostolo ci teneva a sottolineare che, se al timone della Chiesa c’è Cristo, il vescovo è da considerarsi il “secondo timoniere”.

Nel corso dei secoli, diversi documenti di grande interesse arricchiscono la “tradizione petrina“, in base alla quale alcune città contendono il primo sbarco di San Pietro in Italia. In particolare Otranto, Galatina, Gallipoli, Taranto, San Pietro in Bevagna (Manduria) e Santa Maria di Leuca. Non si può escludere che l’apostolo abbia visitato più di uno di questi porti, seguendo le rotte commerciali che anticamente facevano scalo proprio in questi luoghi.

La Via Petrina, tra stupore e bellezza

Il tratto italiano della Via Petrina inizia a Santa Maria di Leuca, dove la tradizione agiografica vuole sia sbarcato San Pietro. Una “croce petrina” in ferro, con due chiavi incrociate, che per gli storici fu ricollocata dopo la battaglia di Lepanto nel 1571 che segnò la vittoria dei Cristiani sui Turchi ad opera del barone di Gagliano e di Salignano, Giovanni Castriota, che la fece rialzare dopo che la più antica era stata abbattuta per ricercare oro e altri preziosi.
Lungo i Cammini di Leuca s’incontrano anche il “Pozzo di San Pietro” e l’attigua chiesetta extraurbana di San Pietro, piccolo gioiello dell’architettura sacra medievale, eretta nel X secolo.

A Otranto, sulla collina più alta, nel centro storico, sorge un’antichissima chiesetta che intende commemorare lo sbarco di Pietro, raccontato anche dallo storico Egesippo (110-180) nel De Bello Judaico: una delle più antiche storie ecclesiastiche che conosciamo. Troviamo conferme di questo sbarco anche da parte di Clemente Alessandrino (150-215), Arnobio (255-327), Eusebio di Cesarea (265-340), Cirillo di Gerusalemme (313-386), Sant’Ambrogio (339-397). Vari studiosi di prestigio, tra cui il Baronio, il Tasselli, l’Arditi, hanno concluso che, alla luce delle “vestigia nobilia” presenti sul territorio, l’apostolo avesse davvero attraversato Otranto nell’anno 43.

A San Pietro in Galatina, oggi Galatina, è conservata nel Duomo la pietra sulla quale, secondo la tradizione, san Pietro si riposò durante una delle tappe salentine nel suo viaggio da Antiochia verso Roma. Non a caso lo stemma della città di Galatina contiene il simbolo delle “chiavi di Pietro”.

A Gallipoli è la chiesetta di San Pietro de’ Samari a ricordare il passaggio dell’apostolo; secondo la “tradizione petrina“, il vicario di Cristo avrebbe in questo sito nominato il primo vescovo di Gallipoli, Pancrazio, suo condiscepolo. E’ da sottolineare che la ricerca storica ha confermato che san Pancrazio visse davvero nel I secolo, e fu davvero vescovo di Gallipoli per alcuni anni, prima di spostarsi in Sicilia ove subì il martirio.

A Taranto la visita dell’apostolo è riportata nella Historia Sancti Petri, testo agiografico risalente al IX-X secolo, ove si narra che Pietro, prima di entrare in città all’epoca dell’imperatore Claudio (41-54 d.C.), si volle fermare sull’isola antistante, oggi chiamata Isola di San Pietro.
Fonti letterarie del IV secolo attestano che la città portuale si mostrò aperta ad ogni sorta di innovazione in campo religioso e che, pertanto, il Cristianesimo trovò terreno fertile per affermarsi. Ne è testimonianza un cripta ipogeica utilizzata come tomba a camera in età classica, situata esattamente nel luogo della grande necropoli della Taranto greco-romana, ove era presente un pozzo di acqua sorgiva: un tempio dedicato al culto di Apollo che il passaggio di Pietro avrebbe per sempre trasformato in luogo di evangelizzazione, conversione e battesimo (si narra che, quando l’apostolo dedicò la sorgente a Giovanni Battista, la statua del dio pagano si sbriciolò).
Un Index Apostolorum del III secolo confermerebbe l’istituzione petrina dei primi vescovi pugliesi, tra cui San Basso, forse originario di Ruvo, martirizzato a Roma nella persecuzione di Traiano (108 d.C.) e anche il vescovo San Cleto sembrerebbe essere stato nominato da San Pietro.

Via Petrina: l’itinerario di Pietro

Ripercorriamo insieme le orme di Pietro dalla Galilea a Gerusalemme, dall’Asia minore a Roma, attraverso la Puglia e l’Appia antica
(in collaborazione con “Cammini d’Europa”)